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26 ottobre 2018

Data center evoluti per supportare la digital transformation

Secondo IDC, entro tre anni, il 55% delle grandi aziende dovrà modernizzare i propri asset data center. L’ascesa dell’intelligenza artificiale e del machine learning, dell’automazione dei processi aziendali, della connettività IoT e delle applicazioni blockchain sta portando i data center aziendali a spostarsi da architetture centralizzate monolitiche a distribuzioni decentralizzate

Quella dei data center è una lunga storia, caratterizzata da continui miglioramenti influenzati dallo sviluppo tecnologico e dalle mutate esigenze degli utenti. Anche oggi, in clima di digital transformation, il data center è in evoluzione. Secondo IDC, il 55% delle grandi aziende dovrà, entro tre anni, modernizzare i propri asset data center, mentre l’età media di un data center è di nove anni. E Gartner sottolinea che i data center con più di 7 anni possono già considerarsi obsoleti. Una ricerca realizzata nel 2017 da IDC evidenzia che la crescita dei dati (163 ZB entro il 2025) è tra gli elementi che guidano la necessità di modernizzare i data center. Influisce sulla scelta del data center anche la business continuity. Se un sistema diventa non disponibile, le operazioni aziendali possono essere compromesse o arrestate. Di conseguenza è necessario contare su un’infrastruttura affidabile per le operazioni IT, che consenta di minimizzare ogni possibilità di interruzione. Sin dal 2011, l’Uptime Institute – meglio conosciuto per il suo “Tier Standard” ampiamente adottato per la classificazione e relativa certificazione dei data center – sottolineava che i progetti finalizzati alla trasformazione del data center devono considerare standardizzazione e consolidamento, virtualizzazione, automazione e sicurezza. I progetti di standardizzazione e consolidamento hanno come obiettivo la riduzione del numero di data center che una grande organizzazione può avere, puntando anche su apparecchiature più recenti con più capacità e prestazioni. Le tecnologie di virtualizzazione IT usate per sostituire o consolidare componenti data center, come i server, contribuiscono ad abbassare le spese e a ridurre il consumo energetico. Accrescere l’automatizzazione dei data center consente di velocizzare le attività di provisioning, configurazione, patching, gestione del rilascio e conformità. Sempre attuali e fondamentali sono gli interventi in direzione della sicurezza, che coinvolge sicurezza fisica, della rete e sicurezza dei dati e degli utenti.

DIGITAL TRANSFORMATION

Tuttavia, la digital transformation richiede data center ancora più evoluti. Trasformarsi digitalmente, infatti, significa interagire con i clienti in modo più innovativo e immersivo, raccogliendo, elaborando e analizzando i dati in prossimità di grandi concentrazioni di persone o cose. Da considerare è anche il fenomeno dell’edge, risorsa IT remota, sorta di micro data center dotato di particolari accorgimenti in materia di sicurezza e resilienza, spesso quasi totalmente automatizzato. Entro il 2021, secondo IDC, i settori più rivolti ai consumatori investiranno maggiormente in innovazione e aggiornamento delle infrastrutture edge rispetto a quelle core, i tradizionali data center aziendali. Internet of Things, supply chain digitali, convergenza tra Information Technology e Operational Technology (IT-OT), digital signage, autonomous transportation e robotica introducono o accentuano il bisogno di nuovi ambienti edge in un panorama IT già diversificato, dall’on-premise al cloud. L’ascesa dell’intelligenza artificiale e del machine learning, dell’automazione dei processi aziendali, della connettività IoT e delle applicazioni blockchain ha spinto i data center aziendali a spostarsi da architetture centralizzate monolitiche a distribuzioni decentralizzate. Non solo i data center devono tenere il passo con i rapidi ritmi dell’innovazione tecnologica, devono tenere il passo anche con le esigenze del business.

«Oggi, le aziende sono in grado di connettersi con i propri clienti in modi nuovi, ma devono sempre più raccogliere, elaborare, analizzare e trasmettere i dati in prossimità delle persone e degli oggetti» – spiega Diego Pandolfi, research & consulting manager di IDC Italia. IDC stima che, nei prossimi anni, circa il 40% dei dati generati da dispositivi e applicazioni IoT saranno analizzati vicino alla fonte dei dati stessi, appunto in modalità edge. Questi dati risiederanno in vari data center, inclusi quelli dei service provider, a cui si aggiungono micro data center che necessiteranno di operare in modo autonomo e con un elevato grado di controllo e monitoraggio da remoto. Per IDC, l’edge computing è una delle evoluzioni dei tradizionali data center ed emerge oggi come un’area in cui le aziende stanno investendo, per supportare diversi tipi di progetti, non solo IoT. «Osserviamo due macro categorie di aziende» – commenta Pandolfi di IDC Italia. «Da un lato si posizionano le imprese che hanno adottato in anticipo soluzioni di edge computing, utilizzando approcci custom. Queste stanno già oggi raggiungendo i benefici di business attesi, tramite lo spostamento delle capacità di calcolo e di analisi dei dati vicino alla fonte. Dall’altro lato si trovano le aziende che stanno valutando come sviluppare e introdurre l’edge in ambienti produttivi e cercando di capire quali cambiamenti sono necessari nei processi IT e quali benefici potranno conseguire nel lungo termine».

NUOVI ECOSISTEMI APPLICATIVI

Per supportare le strategie di trasformazione digitale, le aziende stanno creando ecosistemi applicativi che spingono verso il cloud e la modernizzazione delle infrastrutture data center. «Questa pressione – dice Pandolfi – si intensifica al crescere delle innovazioni introdotte e interessa costi, performance e flessibilità». Quello che IDC nota è una progressiva modernizzazione dei data center che include l’aggiornamento e la sostituzione delle infrastrutture fisiche e dei sistemi IT, l’adozione del cloud e l’uso di sistemi di predictive analytics per ottimizzare le operations. «Inoltre, la progressiva adozione di tecnologie Internet of Things sta richiedendo sempre più spesso micro data center distribuiti localmente, per favorire la raccolta e l’analisi dei dati a bassa latenza, vicino alla fonte in cui sono prodotti» – conferma Pandolfi. L’adozione di ambienti ibridi, software-defined e distribuiti, solleva nuove sfide per le aziende e fa emergere l’importanza di una gestione ottimale ed efficiente di tutte le risorse IT.

Per questo, rileva Pandolfi, stanno acquisendo rilevanza crescente le soluzioni di Data Center Infrastructure Management (DCIM), spesso basate su sistemi di big data analytics e machine learning, per abilitare servizi di gestione e manutenzione delle infrastrutture di data center con funzioni predittive e proattive, in grado di prendere decisioni in autonomia, basandosi su analisi di dati anche in real-time. Questi nuovi modelli sono proattivi, supportano le iniziative di trasformazione digitale e prevengono problemi alle infrastrutture ancora prima che si verifichino, contrapponendosi ai modelli tradizionali, reattivi, che reagiscono al verificarsi di anomalie. A supporto di queste evoluzioni, si diffondono anche le Intent Based Network (IBN), evoluzioni delle SDN, che permettono di raggiungere livelli più elevati di semplicità operativa e intelligenza automatizzata. Le IBN sono una pietra miliare importante verso un’infrastruttura autonoma e automatizzata. Dal punto di vista di IDC, il processo di modernizzazione del data center che porta all’hybrid IT e quindi al multicloud sembra la strada più percorribile per aiutare le persone a fare il giusto percorso per ridurre i costi operativi, liberare le risorse e aumentare la spinta verso l’innovazione e il supporto al business, permettendo alla propria azienda di restare competitiva sui mercati. Secondo Pandolfi, in un’ottica di digital transformation, il cloud rimarrà un paradigma evolutivo importante: le aziende, infatti, si stanno orientando verso modelli di hybrid IT e multicloud che permettono di supportare le iniziative più innovative, basate su mobility, IoT, cognitive computing. Le aziende stanno studiando strategie di pianificazione, implementazione e gestione di ambienti sempre più diversificati (tradizionali, private e public cloud), che al giorno d’oggi convivono tra loro e sono spesso fisicamente dispersi.

DATA CENTER E PERSONE

L’evoluzione dei data center coinvolge le tecnologie, ma anche le persone che, se da un lato potranno trarre vantaggi dal cambiamento, dall’altro saranno chiamate a mutare i loro ruoli. Sono i CIO e gli IT manager a dover evolvere per primi, per favorire la trasformazione dei data center e la competitività aziendale. «La quasi totalità dei CIO e degli IT manager riconosce l’importanza dei nuovi modelli di business abilitati dalla digital transformation, ma sono anche consapevoli delle criticità che spesso le infrastrutture IT devono affrontare» – riscontra Pandolfi. Per supportare le diverse line of business, i CIO e gli IT manager molto spesso si trovano a valutare la possibilità di cambiare il mix tra servizi e risorse interne e il ricorso a servizi e service provider esterni, con l’obiettivo di abilitare una maggiore agilità delle operations. Le decisioni in merito alle infrastrutture di data center devono basarsi sempre più sulla reale capacità di fornire workload scalabili, sicuri e risorse accessibili ovunque. I CIO, grazie alla loro conoscenza delle infrastrutture IT e dei loro modelli evolutivi, devono supportare il business nell’orientarsi tra le opzioni possibili. Anche il loro ruolo si sta trasformando: da un orientamento alla gestione dell’infrastruttura, i CIO (ma anche gli IT manager) sono oggi chiamati a svolgere principalmente attività di brokeraggio di servizi IT, con l’obiettivo di trovare il giusto mix tra servizi e risorse (interne, esterne) che permettano l’evoluzione delle infrastrutture e del data center a supporto dei progetti di digital transformation più evoluti.

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(Di Lorenzo Peschiera, Redazione DataManager.it)