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03 luglio 2018

Big data Analytics, un tesoro ancora sepolto

Tra i manager e i professionisti cresce sempre più l’interesse per la business intelligence. Per ora, però, solo poche (grandi) aziende sanno già come analizzare e utilizzare efficacemente le masse di dati per potenziare il proprio business. Eppure anche per le Pmi i vantaggi non mancano

L'interesse tra amministratori delegati, responsabili dell'innovazione, professionisti, per la business intelligence, i big data e gli analytics non è mai stato così forte. Nelle grandi aziende e nei grandi studi professionali, anche per il 2018, gli investimenti in questi settori sono in aumento. Eppure sono ancora moltissime le imprese che non conoscono e che non utilizzano questi strumenti di frontiera per migliorare la propria competitività. A causa della estrema frammentarietà del sistema produttivo italiano, fatto soprattutto di piccole e medie imprese, meno del 3% analizza i propri dati derivanti da dispositivi intelligenti o sensori, solo il 3,25% analizza dati di geo localizzazione derivanti dall'utilizzo di dispositivi portatili e meno del 3% analizza dati generati dai social media.

Numeri che collocano l'Italia tra i paesi in via di sviluppo dal punto di vista dell'utilizzo delle tecnologie informatiche. Paradossalmente, una inversione di rotta potrebbe arrivare proprio dai nuovi obblighi fiscali. Per tutte le imprese italiane il primo vero appuntamento con i dati massivi sarà infatti la fatturazione elettronica, che potrebbe trasformarsi quindi in uno strumento per migliorare lo sfruttamento delle potenzialità offerta dai dati già in proprio possesso. [..]

Ciò che fa la differenza è la capacità di analisi dei dati e la capacità di estrarre valore dagli stessi: non è particolarmente complesso e non richiede grandi professionalità la lettura dei dati già nella disponibilità delle imprese, e non bisogna superare grandi difficoltà per cogliere correlazioni tra gli stessi non immediatamente percepibile ad una lettura superficiale. È ormai prassi delle aziende di maggiori dimensioni analizzare con sofisticati algoritmi milioni di clienti e centinaia di informazioni, transazionali e comportamentali. Ma questo non è sufficiente per estrarre dai big data tutte le loro potenzialità. Il punto di svolta è la capacità di utilizzare i dati in senso predittivo. Trasformarli in strumenti affidabili per le scelte strategiche, quelle che gettano le basi dell'impresa di domani. Avere informazioni che, sulla base dell'analisi raffinata dei trend del passato, riescano a prevedere quelli del futuro. È evidente che per ottenere risultati del genere sono necessari oggi investimenti, conoscenze, professionalità non disponibili per la maggior parte delle piccole e medie imprese. Solo grandi organizzazioni possiedono, al momento, le capacità finanziarie, organizzative e culturali per percorrere fruttuosamente questa strada. La conseguenza è che big data e business intelligence stanno facendo crescere il dislivello tra grande e piccola impresa.

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(Di Marino Longoni, Redazione ItaliaOggi.it)