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08 febbraio 2018

Veloci, incrociati, aperti: i percorsi di innovazione nell’era della disruption

I nuovi modelli di innovazione e digital transformation delle imprese fotografati dagli Osservatori del Polimi: agili, collaborativi, aperti al mondo esterno e alle startup, in grado di portare risultati concreti nel breve periodo. Nello studio anche le priorità di investimento in ICT per il 2018 e le azioni mirate a stimolare la creatività e lo spirito imprenditoriale dei dipendenti

L’innovazione, specie quella digitale, assume un ruolo sempre più centrale nelle strategie delle aziende italiane. Si tratta, perlopiù, di un’innovazione incrementale, che si propone di migliorare o trovare nuovi casi d’uso per prodotti o servizi tradizionali. Ma sono numerose le grandi aziende che negli ultimi anni hanno spalancato le porte a una modernizzazione più dirompente, discontinua e “di frontiera”.

«L’ innovazione, al giorno d’oggi, è spesso guidata dall’invenzione scientifica e tecnologica – commenta Stefano Mainetti, CEO di PoliHub e Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy e Startup Intelligence del Politecnico di Milano –. I cicli di sviluppo dei nuovi prodotti si accorciano e le organizzazioni si sono rese conto che i tradizionali modelli di governance dei progetti sono anacronistici rispetto alla rapidità con cui si muove il mercato. Il risultato è un’innovazione più agile, collaborativa e aperta all’esterno. La direzione ICT, che in passato era un silo, oggi è un hub, il centro nevralgico su cui convergono e da cui si dipanano gli sforzi innovativi delle LOB (Line of Business) e dei partner esterni, ormai sempre più coinvolti nei processi di rinnovamento».

A conferma di questo trend arrivano i risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital Transformation Academy e Startup Intelligence del Politecnico di Milano, che fotografa l’interesse crescente delle realtà nostrane verso l’Open Innovation e il ricorso a fonti di innovazione finora poco utilizzate come startup, centri di ricerca, università, clienti e aziende non concorrenti. «In Italia, quasi un’azienda su 4 fa Open Innovation – commenta Alessandra Luksch, Direttore dell’Osservatorio –. Il 38% delle imprese collabora con le startup e il 7% lo fa da più di 3 anni. Per il 37% delle aziende le partnership riguardano l’area della ricerca e sviluppo, mentre per il 19% quella commerciale». A cambiare, però, non è solo l’ecosistema degli interlocutori, ma soprattutto la modalità con cui si realizza l’innovazione,veicolata attraverso nuovi modelli operativi e culturali.

Come rimuovere gli ostacoli all'innovazione

Cresce e si rafforza la cultura dell’innovazione e parallelamente aumenta la necessità di rivedere l’organizzazione in termini di ruoli, competenze e processi. L’obiettivo è migliorare la capacità di assorbire conoscenza dall’esterno, “scovare” opportunità e talenti e aumentare il coinvolgimento del top management. Gestire l’innovazione non è facile. La principale sfida organizzativa è legata al coordinamento e alla corretta gestione dei processi che coinvolgono più LOB. Il 39% delle aziende interpellate nell’ambito dell’Osservatorio lamenta, infatti, la difficoltà di definire strutture, ruoli e meccanismi di coordinamento tra diverse direzioni. A frenare i processi di modernizzazione in azienda è, poi, soprattutto la necessità di reperire, valutare e sviluppare le competenze digitali (33%), il bisogno di coinvolgere i dipendenti nei processi di innovazione (29%) e la difficoltà di definire nuove forme di collaborazione con i fornitori tradizionali (27%). Più di un’azienda su 2 (il 55%) ha già avviato azioni utili a favorire l’attitudine imprenditoriale del proprio staff. Le più praticate sono la formazione (citata nel 40% dei casi), gli innovation lab interni (28%), i contest e gli hackathon (14%), la mentorship di dipendenti (7%) e le startup (4%). Dalla ricerca Polimi emerge, però, come di fatto non esista un modello organizzativo dominante per la gestione dell’innovazione, ma si riveli fondamentale la capacità di interiorizzare una nuova cultura di imprenditorialità diffusa e pervasiva, che coinvolga tutti i dipendenti.

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(di Annalisa Casali, Redazione Digital4.biz)