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28 novembre 2017

Retail Pro International: 3 consigli per sfruttare al meglio gli analytics in-store

L’espressione “i dati sono il nuovo petrolio” è ormai talmente comune che sta per sostituire la sempreverde “non ci sono più le mezze stagioni”, un concetto popolare che perfino sulle reti generaliste si sente ripetere senza tanti preamboli. L’importanza dei dati ha assunto effettivamente un ruolo centrale in questo preciso momento storico e la loro contestualizzazione, seguita dalla loro analisi, sta aiutando diversi settori a vivere una seconda vita, dopo essere stati messi da parte dalle novità arrivate dalla rete.

Il ruolo del dato nel mondo retail

Il mondo retail è uno di quei settori che, prima con l’arrivo di grandi player internazionali e poi con la crescita dell’ecommerce, ha subito diversi colpi che hanno portato i professionisti del settore a studiare intensamente per rinnovare la dimensione dei vari punti vendita, e quindi l’introduzione del concetto di multicanalità e di omnicanalità. Secondo Alexandra Frith, director of marketing di Retail Pro International, azienda leader mondiale per il retail management software: «gli analytics sono essenziali per i retailer che vogliono comprendere chi sono i loro clienti, cosa acquistano e quando sono pronti a spendere, [tuttavia], anche se oggi è disponibile una grande varietà di strumenti di analisi, troppi retailer non ne sfruttano tutto il potenziale».

«Con i POS mobile, i digital wallet e la rapida trasformazione delle tecnologie utilizzate nel retail – continua Frith – viene creata un’immensa quantità di dati. Ma i soli dati senza analisi non hanno alcun valore: le informazioni devono essere raccolte, analizzate e quindi archiviate in modo da poter essere utilizzate ancora in futuro. Oggi è più facile che mai per i retailer disporre di una soluzione tecnologica capace di raccogliere, elaborare i dati e pianificare le attività per i mesi successivi.»

Tre concetti chiave

Le informazioni ottenute dallo studio dei dati possono aiutare i retailer a formulare più offerte personalizzate e altre forme di comunicazione. Ma soprattutto possono «garantire ai retailer di avere l’inventario giusto, nel momento giusto e per le categorie merceologiche giuste, nonché di massimizzare l’efficienza e la profittabilità, riducendo al contempo il grado di rischio», aggiunge il dirigente di Retail Pro International che, basandosi sugli ultimi risultati ottenuti da una recente ricerca di Askuity, elabora tre concetti chiave che ogni retailer dovrebbe tenere sempre a mente in tema di analytics, in modo da sfruttare al massimo le informazioni fruibili con i vari fornitori.

1) Se i dati sono gestiti e distribuiti da un singolo “power user” all’interno dell’azienda, i brand non avranno la possibilità di portare i propri insight nei meeting con i buyer. Al contrario, fornire accesso ai dati dei POS per tutti i membri del team permetterà di sviluppare una cultura di condivisione dell’informazione.

2) Il 28% delle aziende afferma di non utilizzare attivamente i dati dei POS resi disponibili dai loro retailer. Si tratta di uno spreco di tempo e di competenze. Condividere le informazioni significa essere in grado di vendere un prodotto targhettizzato a prospect che siano realmente interessati.

3) Il 77% dei brand ritiene che potrebbero fare meglio nell’utilizzo dei dati per migliorare il loro business. In ogni caso, anche le aziende, che già svolgono un lavoro migliore della media, non devono preoccuparsi di meno: i brand che si considerano leader nel proprio mercato hanno ancora più fiducia nell’utilizzo di dati, con un 80% di essi convinto che possano ulteriormente migliorare. Gli analytics del punto vendita stanno diventando una necessità per ogni brand che voglia creare e sostenere il proprio successo nel retail: per le aziende che decidono di utilizzarli al meglio essi costituiscono uno strumento di continuo miglioramento.

(di Redazione, DCommerce.it)