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29 dicembre 2017

Tutti i numeri dell'eCommerce nel 2017 (e i trend per il prossimo anno)

Dicembre è il mese del Natale e dei buoni propositi ma è anche il mese delle riflessioni sull’anno che sta per finire e dei risultati: e a proposito di somme da tirare, parliamo dell’eCommerce, delle performance ottenute dal “commercio digitale” in questo 2017 e, perché no, proviamo a fare qualche previsione per il 2018.

E-Commerce 2017: in una visione globale vince la Cina

Tutte le statistiche e tutti gli studi consultabili online non fanno che confermare l’inarrestabile ascesa dell’online shopping praticamente in tutti i mercati. Già il 2016 non aveva lasciato alcun dubbio a tal proposito grazie a performance con cifre da capogiro: si parla di 1,6 miliardi di utenti in tutto il mondo che hanno acquistato prodotti online spendendo quasi 2 trilioni di dollari, una cifra che potrebbe raddoppiare entro il 2020.

Tra i 10 Paesi con il più alto tasso di penetrazione di vendite online a metà del 2017 non poteva mancare la Cina, seguita da Corea del Sud e Regno Unito: gli Stati Uniti si fermano al settimo posto mentre cresce esponenzialmente in Europa il mercato online della Germania.

È la Cina, insieme al resto dell’Asia, infatti a farla da padrone in questa visione globale di risultati nelle vendite online. Il mercato eCommerce storicamente concentrato a occidente, anno dopo anno si sta radicalmente spostando verso est in favore degli eStore asiatici: secondo le infografiche del Global eCommerce Statistics di Shopify, i 672 miliardi di dollari incassati dalle vendite online della Cina si traducono anche in una decrescita esponenziale del mercato statunitense che nel 2015 rappresentava il 22,2% del mercato globale eCommerce e che quest’anno è scesa al 19,9%.

Non solo Alibaba, ma quasi: il colosso dell’eCommerce guidato da Jack Ma si confermava leader assoluto delle vendite online per questo 2017 già dal terzo quarto dell’anno. Il sito è stato infatti utilizzato da ben 488 milioni di utenti negli ultimi 12 mesi.

Parliamo di categorie: cosa abbiamo comprato online?

L’esponenziale crescita delle vendite online non vale per tutte le categorie merceologiche: sembra infatti esserci ancora, in tal senso, molta differenza tra le percentuali di acquisto in negozio (in-store) e lo shopping online. L’unica categoria che supera più del doppio l’acquisto tradizionale in negozio sembra essere quella dei cosiddetti prodotti leisure o intrattenimento, ossia libri, musica, film e video games seguiti da un lieve sorpasso dell’online sull’offline anche dei giocattoli. Bollino nero ancora per i beni alimentariche con il loro 23% fanno, per ora, ancora molta fatica rispetto al più tradizionale acquisto in negozio.

Nulla di nuovo dal fronte dei consumi americani: secondo l’Omnichannel Selling Guide fornita da Big Commerce la categoria con il più alto tasso di vendite online negli Stati Uniti (2017) è rappresentata, come per il global, dall’entertainment (44%) seguito dall’abbigliamento (43%), l’elettronica (34%) e infine dai prodotti per la bellezza e cura della persona (29%).

Dati positivi per l’eCommerce nel 2017: e l’Italia?

Non sembrano esserci dati confortanti che riguardano l’Italia: il nostro Paese, già da un’indagine di Eurostat relativa al 2016 sembrava essere uno dei fanalini di coda dell’Europa per quanto concerne le vendite online. Le cose stanno cambiando ma con percentuali di crescita molto basse (spesso sotto il 10%).

Secondo il rapporto di Casaleggio Associati 2017 in Italia la diffusione degli acquisti online ha raggiunto l’88,7% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni nel 2016, con 42,6 milioni di italiani che dichiarano di poter accedere a internet da desktop o da mobile: un dato in crescita del 2,8% rispetto al 2015 e prevedibilmente simile rispetto al 2017.

Anche in Italia la distribuzione del fatturato eCommerce nei diversi settori vede quello del tempo libero e del turismo continuare a rappresentare la quota più consistente del mercato, arrivando congiuntamente a generare il 74% del fatturato complessivo. Ma in un Paese dove quasi tre imprese su quattro (il 72%) hanno un canale che permetterebbe di vendere online, ma solo una su dieci ha ricevuto ordini, di strada ce n’è ancora da fare.

E-Commerce 2018: alcune previsioni

Difficile predire il futuro, ma quello imminente, almeno nel mondo dell’eCommerce non è così imprevedibile. Forbes ha stilato un elenco di trend che potrebbero caratterizzare le attività dello shopping online del 2018 mettendo in primo piano una crescita esponenziale di eCommerce gestiti da liberi professionisti indipendenti. Secondo Tomas Slimas, infatti, non è mai stato così semplice anche per un singolo individuo aprire un’attività online e vendere anche senza il supporto di un intero staff aziendale.

Al secondo posto tra le previsioni per il 2018 troviamo un possibile (nonché abbastanza scontato) incremento dell’utilizzo di AI: il potere dei chatbot sembra in effetti aumentare e la loro intelligenza combinata a opportunità come la blockchain technology permetterà loro di diventare sempre più precisi e utili al consumatore. Nel 2018 si prevedono sempre più investimenti da parte delle aziende sullo sviluppo dei chatbot e servizi correlati al customer care.

Dai personal shopper virtuali ai software AI per la personal recommendation technology, il futuro del retail online sembra essere incentrato sulla ricerca spasmodica di una customer experience sempre più su misura. I consumatori stanno scegliendo sempre di più acquisti su siti di brand cliente-centrici e in grado di soddisfare qualsiasi tipo di richiesta particolare: dal marketing personalizzato alle policy di spedizione e reso più shopper-friendly.

Questo approccio verso la personalizzazione potrà forse inibire il potere dei “prodotti raccomandati” generici dando spazio a un rapporto 1:1 diretto tra il consumatore e le sue abitudini suggerendo solo prodotti su misura: una personalizzazione real-time dove ogni shopper potrà avere accesso a contenuti unici durante l’acquisto. Parliamo di consigli sui prodotti selezionati a seconda dei gusti o preferenze personali, della localizzazione, dell’età e quindi della generazione oltre che una selezione basata anche sugli acquisti passati e sui tipi di interazione con il brand: insomma, una user experience sempre più automatizzata e soprattutto precisa.

(di Chiara Morini, Redazione Ninjamarketing.it)