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17 maggio 2018

Il tessile-moda oltre i 54 miliardi di euro (+2,4%)

Secondo le elaborazioni di Smi-Liuc, per il tessile-moda italiano si prospetta nel 2017 una crescita su base annua del 2,4% (+0,6% in più rispetto alle stime diffuse a giugno), per un fatturato di 54,1 miliardi di euro. Un'indagine a campione sul primo trimestre indurrebbe all'ottimismo, ma oltre il 70% del panel è prudente sul prossimo futuro.

A dare una spinta al business dello scorso anno il dinamismo del commercio internazionale, soprattutto grazie ai comparti a valle della filiera, nonostante l'apprezzamento dell'euro.

In base ai dati non definitivi, non frena la riduzione del numero delle aziende (sono 46.236, -0,8%), anche se negli anni passati è andata anche peggio, con un picco negativo del -3,5% nel 2012.

Un debole segnale di inversione di tendenza riguarda il numero di addetti, che è stato sempre in decremento dal 2012 a oggi e che dovrebbe portarsi a 400mila unità (+0,1%, ossia 400 posti di lavoro in più).

L'export del nostro tessile-moda sfonda i 30,5 miliardi di euro (+3,5%), con un +1,7% a monte della filiera e un +4,5% a valle: un'accelerazione decisa rispetto al +2,4% del 2016.

Sempre in tema di esportazioni, best performer a livello merceologico è la maglieria (+8,8%), seguita dalla calzetteria (+5,3%). L'abbigliamento confezionato si ferma a un +1,9%, mentre il tessile per l'arredo-casa mette a segno un +3,8%. Poco dinamici i tessuti (+0,6%) e in leggero arretramento (-0,2%) i filati.

Dal punto di vista geografico, si nota un +4% del nostro flusso commerciale verso l'Ue, contro un +2,9% registrato nell'extra Ue. Primi due mercati sono Germania (+4%) e Francia (+2%). Continua il trend favorevole del Regno Unito, testimoniato dal +4,9% e meglio ancora va in Spagna (+5,6%).

In extra-Europa gli Usa sono lontani dai fasti del 2015, quando le esportazioni del made in Italy erano volate di oltre il 17%. Ora si verifica un segno negativo (-1,7%), seppure meno importante rispetto al -5,6% del 2016.

Doppio binario per Hong Kong e Cina, il primo con un -1% e il secondo con un +11,9%: se sommati, raggiungono un valore di 2,7 miliardi di euro, superando ampiamente gli States.

Da notare il cambio di passo in Giappone, che arretra di quasi il 3%. Al contrario, la Corea del Sud sperimenta un rialzo del 6,2%.

Tornata in area positiva nel 2016, la Russia continua ad accelerare (+10,9%) e oltrepassa il miliardo di euro.

In aumento dell'1,9% l'import, che si porta a 21 miliardi di euro (+3,3% per il tessile, +1,3% per l'abbigliamento-moda) e in miglioramento il surplus con l'estero: il saldo commerciale è di 9,6 miliardi, in avanzata di quasi 650 milioni.

In quest'ambito si nota il +6,2% della calzetteria, ma se la cava bene anche la maglieria (+3,5%). Non si può dire altrettanto dell'abbigliamento confezionato (-1%). Filati e tessuti mostrano rispettivamente una dinamica del +4,3% e del +1%. Tessile-casa debole (-0,2%).

Tra i partner di approvvigionamento la Cina mantiene salda la pole position, seppure in frenata dello 0,6%. Tutti gli altri supplier si muovono in territorio positivo, con la Francia al +3,4%, la Spagna al +8,1%, la Germania al +4,1% e il Bangladesh al +5,7%, pari a 1,3 miliardi di euro. Flessioni fdel 4,7% e del 6,7% per Turchia e Romania.

L'indagine congiunturale svolta dal Centro Studi di Confindustria Moda per Smi su un panel di oltre 70 imprese italiane operanti nella filiera tessile-moda evidenzia per il primo trimestre 2018 una prosecuzione del trend favorevole, anche se le performance variano molto da azienda ad azienda e da settore a settore.

In base a dati provvisori e passibili di rettifiche, da gennaio a marzo 2018 le imprese del campione presentano un fatturato in moderata progressione, se confrontato con lo stesso periodo del 2016: la variazione è del +1,5%.

Il tessile evidenzia un +3% circa, ma a valle della filiera si stringe la cinghia, portando a casa solo un +0,6%.

Tuttavia, il mercato estero è dinamico sia per le realtà tessili (+3,2%) che per quelle a valle (+2,6%). Flessione dell'abbigliamento (-1,6%) sul mercato interno, controbilanciata dal +2,8% del tessile, anche se per produzioni per lo più rivolte a oltreconfine.

Sempre nel gennaio-marzo la raccolta ordini si rivela soddisfacente (+3,4%, ossia +3,8% sul mercato nazionale e +3,5% su quelli stranieri).

Il sentiment generale è all'insegna della prudenza: il 73,3% degli interpellati propende per una stabilità della situazione nel breve termine, ma c'è uno zoccolo duro di ottimisti (18,3%) che confida in un ulteriore miglioramento. I pessimisti sono l'8,5% del totale.

(Di A.B. Redazione Fashion Magazine)