Consumi di lusso: le tendenze secondo Boston Consulting Group

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Bcg ha stimato che il mercato totale del true luxury passerà dai 267 miliardi di euro del 2017 a 395 miliardi nel 2024, mentre i consumatori saliranno da 18 a 23 milioni.

Il lusso sarà più casual, divertente, contaminato dalle collaborazioni e mixato al premium, al fast fashion e alle proposte di ricerca. Nicola Pianon - esperto di moda e lusso in Boston Consulting Group (Bcg) - ha indicato i maggiori trend all'Altagamma Consumer and Retail Insight 2018.

Le tendenze sono state tratte dal report 2018 True Luxury Global Consumer Insight, presentato all'appuntamento odierno di Altagamma, a Milano, che tiene conto di 12mila interviste in 10 mercati del mondo.

Bcg ha stimato che il mercato totale del true luxury passerà dai 267 miliardi di euro del 2017 a 395 miliardi nel 2024, mentre i consumatori saliranno da 18 a 23 milioni (30% dei consumi globali).

«I driver saranno i Millennials, che sorpasseranno la Generazione X» ha specificato Pianon. Infatti nel 2024 i 21-35enni di oggi arriveranno a rappresentare il 50% dei consumatori di alta gamma. Nella segmentazione per Paesi, i cinesi continueranno ad avere il peso maggiore, passando dal 32% attuale al 40% del mercato fra sette anni. al secondo posto gli americani, terzi gli europei.

Tra i trend individuati da Bcg torna la casualizzazione delle proposte, con acquisti orientati specie sul denim, le T-shirt e le sneaker. Inoltre gli shopper di lusso si riconfermano estimatori della qualità e dell'artigianalità ma chiedono qualcosa in più per differenziarsi, come proposte stravaganti e divertenti. Il made in Italy resta in cima alle preferenze ma gli Usa stanno crescendo, «forti della grande capacità di fare marketing e di costruire il valore del marchio». Seppure fabbrica del mondo la Cina non è ancora «fabbrica di brand per il mondo».

I consumatori di lusso apprezzano le collaborazioni dei marchi con personaggi appartenenti a mondi come l'arte e la musica e continuano a mixare il lusso con il fast fashion, il premium e i marchi di nicchia, anche poco conosciuti.

Inoltre sono leali nei confronti delle marche che acquistano (specie se li sanno capire) e sono influenzati dai social media, spesso percepiti più autentici rispetto ai media tradizionali.

Per quanto riguarda la distribuzione, cresce il canale online, spinto anche dalle generazioni più anziane, e per quanto riguarda i negozi monomarca ci sono segnali di tenuta, dopo un periodo di caduta verticale. «Al canale tradizionale - spiega Pianon - è riconosciuto uno sforzo nel migliorare l'esperienza d'acquisto, anche grazie all'inserimento di special edition e alle cure da parte del personale di vendita». 

In generale si assiste a una maggiore cannibalizzazione tra canali, dettata dal prezzo e dall'accessibilità al prodotto. Infine, sarà sempre più importante tenere conto, nella comunicazione e nell'e-commerce, che gli acquisti online attraverso lo smartphone stanno crescendo in modo esponenziale.

(di E.F., Redazione FashionMagazine.it)